Un’astronave impazzita
Nel 1968 l’economista inglese Kennet Boulding[1], formulò il concetto della “spaceship earth” [2], ovvero della Terra come astronave nello spazio, concetto fondamentale per comprendere la realtà del Pianeta: un sistema delimitato e isolato nello spazio, come un’astronave o la Terra, non può avere crescita illimitata. E il nostro globo ha raggiunto soglie di consumi delle risorse disponibili e di scarti prodotti che lo portano ormai al limite del tollerabile. Nuovi sviluppi tecnici e scientifici possono al più dilazionare la fine del processo ma non modificare la realtà di fondo del limite fisico del Globo, che consentirà evoluzioni interne ma obbligherà ad uno “sviluppo zero”[3]. Il concetto espresso da Boulding fu la premessa concettuale del successivo testo, I Limiti dello Sviluppo.
[1] Kenneth Ewart Boulding (1910-1993) è stato un economista inglese naturalizzato statunitense. Mistico religioso, devoto quacchero, scienziato dei sistemi e filosofo[1][2], è stato cofondatore della teoria generale dei sistemi, fondatore di numerosi progetti in economia e scienze sociali.
[2] Teoria formulate nel saggio The Economics of the Coming Spaceship Earth Kenneth E. Boulding In H. Jarrett (ed.) 1966. Environmental Quality in a Growing Economy, pp. 3-14. Baltimore, MD: Resources for the Future/Johns Hopkins University Press. First presented by Kenneth Ewart Boulding at the Sixth Resources for the Future Forum on Environmental Quality in a Growing Economy in Washington, D.C. on March 8,1966.
[3] Realizzato da Donella Meadows, Dennis Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens,Le risorse materiali finiranno: si potrà solo riciclare. Si potrà solo utilizzare il contributo esterno dell’energia solare, per far crescere i vegetali (fotosintesi) e fornire energia termica civile e industriale. Le condizioni dell’ecosistema Terra dovranno essere portate (o riportate) a condizioni non distruttive.

